In un conflitto armato di cinque giorni appena prima del Natale del 1920 l’esercito regolare italiano ebbe il compito di destituire Gabriele D’Annunzio volente o nolente dal Palazzo del Governatore e da Fiume.
Gabrielle D'Annunzio u Guvernerovoj palači
La finestra più ad est del Salone Bianco, proprio davanti alla scrivania di D’Annunzio, subì i danni maggiori quando il Palazzo venne bombardato dalla cannoniera italiana Andrea Doria.
Oštećenja Bijelog salona nakon bombardiranja 1920. godine

L’avventura fiumana di D’Annunzio iniziò dopo la Prima Guerra Mondiale, quando – deluso per il fatto che il governo italiano aveva rinunciato all’annessione di Fiume (promessa all’Italia nel trattato segreto di Londra del 1915 in cambio della partecipazione alla Triplica Intesa) – marciò sulla città con i suoi volontari. Questi entrarono a Fiume il 12 settembre 1919 e si stabilirono nel Palazzo del Governatore. Negli anni a seguire, D’Annunzio parlò alla gente di Fiume dal balcone del Palazzo.
Il governo italiano decise di prendere misure severe contro D’Annunzio e di forzarlo ad abbandonare Fiume; tuttavia egli dichiarò guerra contro l’esercito regolare italiano.
Gli scontri, che durarono cinque giorni dal 24 al 28 dicembre, sono noti come cinque giornate di Fiume o come Natale di Sangue. Il Palazzo del Governatore era l’obiettivo principale. Avendo perso il suo supporto, D’Annunzio si arrese e lasciò la città il 18 gennaio 1921 per stabilirsi nella sua residenza sul Lago di Garda, il Vittoriale degli Italiani.
Per Fiume ed il Palazzo del Governatore continuò comunque ad essere un periodo turbolento. Nel marzo 1922 il Palazzo venne colpito da 28 cannonate durante un attacco fascista italiano con lo scopo di destituire Riccardo Zanella, presidente ad interim del governo dell’appena nato Stato Libero di Fiume.
Nel 1923, durante il governo di Gaetano Giardino, il muro del Palazzo venne ricostruito e la facciata rinnovata in vista della dichiarazione commemorativa dell’annessione di Fiume al Regno d’Italia. L’annessione venne annunciata lì dal Re italiano Vittorio Emanuele III nel 1924.
